Parte 5
Svolgendo come unica attività opere d’aiuto agli indigenti, Farha aveva molto tempo a disposizione per pensare. Il problema forse era proprio questo: la fanciulla pensava troppo. Non sapeva come fare per essere fiera di sé. Non sapeva quale fosse il suo posto nel mondo. Temeva di non riuscire a trovarlo. La sensazione di vuoto andava a farle visita sempre più frequentemente. Nella sua vita mancava qualcosa. Nonostante si sentisse soddisfatta ed orgogliosa nell’aiutare gli altri, sapeva che aveva bisogno di una svolta.
Qualche sera le era capitato di sognare la Scimmia Schiaffeggiatrice, sempre pronta a ricordarle di quanto Farha fosse brava a sentirsi una fallita. Temeva che il “Vicolo del Forse” fosse solo un sogno irraggiungibile. Era stanca dei suoi insuccessi.
Passarono i giorni e le settimane.
Al termine delle sue giornate si sdraiava sul letto fissando le chiavi del suo cancelletto di “Via dell’Ignoto” domandandosi quando avrebbe finalmente trovato il coraggio di chiudere definitivamente con il passato. Stava rimandando da troppo tempo. Per quanto l’atto della chiusura potesse ferirla, doveva assolutamente decidersi a farlo.
Poi, finalmente, una mattina d’estate si alzò dal letto, prese le chiavi del cancello di “Via dell’Ignoto” e chiuse definitivamente con quel passato, segnato dalla tristezza e dallo sconforto.
Un giorno passeggiando alla ricerca di fiori campestri, si ritrovò in un angolo di bosco.
Lo scenario suggestivo che le si presentò davanti la rese piacevolmente commossa. Distese di alberi, cespugli e fiori contornavano un laghetto. Sulla destra notò un ponticello con ormeggiata una solitaria barchetta dimenticata e, poco distante, una trascurata baita di legno. Decise di avvicinarsi per assaporare meglio la magia del luogo. Trovò l’acqua inaspettatamente pulita e decise di togliersi le calze ed immergere i piedi. Improvvisamente qualcosa le pizzicò l’alluce del piede sinistro.
Una tartaruga emerse dall’acqua; era la “Tartaruga del Prima o Poi”.
Le striature di colore del guscio si univano a formare un disegno in cui Farha riconobbe una casetta.
Quando la tartaruga riprese a nuotare la ragazza controllò il dito del piede. Un’espressione di stupore ricoprì il volto di Farha: il rossore formò inspiegabilmente un segno a forma di “C” barrata al centro con una riga orizzontale: “APPARTENENZA”.
Voleva sentirsi felice, parte integrante di qualcosa, realizzata, fiera ed orgogliosa.
Qualche giorno dopo si recò all’Ufficio del Destino, chiese informazioni di quel luogo magico e scoprì che si trattava della proprietà di un signore di circa ottant’anni. Decise di contattarlo.
Il suo nome era Tausiq. Aveva i capelli completamente bianchi e camminava con un bastone. Tausiq era conosciuto dal villaggio come “Il Burbero” per il suo carattere un po’ scontroso. Quando Farha lo vide provò un sentimento di tenerezza. Si offrì di aiutarlo con le faccende domestiche ma l’orgoglioso vecchietto non volle ascoltarla.
Farha si recò in quel luogo magico tutti i giorni per circa un mese. Potava i cespugli, coglieva i fiori formando ghirlande colorate che posizionava davanti alla porta della casetta di Tausiq, puliva la sua veranda e giocava con Dorian: il cane di Tausiq.
Quando, un giorno di fine estate, il vecchietto uscì di casa porgendole un bicchiere di limonata fresca, il loro rapporto iniziò a migliorare. Tausiq iniziava ad affezionarsi a quella ragazza un po’ testarda.
Ogni pomeriggio attendeva il suo arrivo e quando Farha ritardava celava, attraverso l’indifferenza, la preoccupazione.
Trascorrendo molto tempo ad aiutare Tausiq, Farha ne aveva sempre meno per recarsi al centro “Oltre il Muro” ed iniziò ad andarvi solo il finesettimana.
Un giorno la ragazza decise di raccontare a Tausiq il lungo periodo di sconforto che aveva attraversato. Gli parlò della Scimmia Schiaffeggiatrice, dell’Ortica della Vergogna, del Cespuglio della Verità, del Sentiero delle Verruche e di quello delle Foglie, della Grotta delle Radici e della Tartaruga del Prima o Poi, lasciando trapelare la tristezza e il dolore provati in quel periodo e lo sconforto al pensiero che il “Vicolo del Forse” rimanesse solo un sogno. Tausiq ascoltava con trasporto ed attenzione e, per ricambiare le raccontò la storia della sua vita. Da giovane faceva il falegname. All’età di trent’anni ebbe un brutto incidente che gli causò la perdita della mano sinistra e da allora iniziò a dedicarsi ad altre attività acquisendo una certa notorietà come produttore di formaggio. Si sposò ed ebbe due figli: Vir e Tan. Sua moglie morì dando alla luce il secondogenito e Tausiq si ritrovò a dover crescere da solo i bambini. Permise loro di studiare e di far carriera. Entrambi intrapresero “Via dell’Ignoto” dal “Sentiero dei luoghi ignoti” divenendo esploratori e, di conseguenza, potevano vedere il padre solo una volta all’anno. Il loro rapporto era un po’ freddo e distaccato.